Billie

Al mondo nascono persone che non hanno la fortuna di avere una vita facile, portano dentro di sè sin dalla nascita i dolori di intere generazioni che le hanno precedute.
E’ come se il loro destino fosse già segnato e votato a ripetere ancora una volta una esistenza fatta di sofferenze, di umiliazioni e di ferite inguaribili.

Billie, nacque come Eleonora Fagan nel 1915 a Baltimora.
Suo padre la abbandonò in tenera età, lasciandola sola con una madre incapace. Ben presto la giovanissima Billie, dovette fare i conti con le difficoltà della vita, sua madre trasferitasi a New York per cercare lavoro l’affidò a parenti.
Billie iniziò a lavorare come donna delle pulizie in un bordello e lì pare che subì una violenza carnale. Alcuni, forse malignamente dicono che arrivò anche a prostituirsi, e che fu arrestata per adescamento.
Uscita di prigione, iniziò a cantare in un night club di Harlem, dove fu scoperta da John Hammond che le procurò una seduta di registrazione con Benny Goodman.
Ebbe così inizio la sua carriera di cantante.
Cantò con l’orchestra di Duke Ellington e con tanti altri grandi artisti dell’epoca da Lester Young ad Artie Shaw a Count Basie. Nel 1946 sognando di fare cinema, incise con Louis Armstrong la musica per il film “New Orleans” , nel quale apparve nel ruolo di una cameriera.

Intanto la sua vita privata va a rotoli, nonostante si esibisca nei locali più famosi, la sua presenza deve sempre risultare sottotono, non deve mai, essendo donna di colore, apparire più del tempo necessario per cantare.
E’ costretta ad entrare dalla porta di servizio e a rimanere nell’ombra di un camerino in attesa della sua esibizione.

Inizia così la sua discesa verso l’inferno, comincia a bere e a fare uso di stupefacenti. Viene arrestata e trascorre qualche mese in un carcere speciale.
Rimessa in libertà riprende il suo lavoro, canta al Carnegie Hall, la sua voce verrà diffusa dalle radio e frequentemente verranno incise le sue esibizioni.
Nel 1953 la televisione americana mette in onda un documentario che rafforza agli occhi dei telespettatori l’immagine di una donna distrutta dal vizio.
Nel 1958 la sua salute crolla, a maggio del ’59 farà la sua ultima apparizione in pubblico, ormai i più grandi clubs di New York a causa della sua cattiva fama non le permettono più di esibirsi.
Viene ricoverata il 31 maggio del 1959 per una epatite virale.
Sul letto di morte le viene comunicata l’ennesima condanna penale per detenzione di droga. Morirà piantonata poche settimane dopo in completa solitudine!

Questa è la storia di una donna “negra” vissuta in un paese, L’AMERICA, che anni prima si era battuta contro il nazismo e ciò che esso rappresentava. Un America che come al solito alberga dentro di se il germe della contraddizione, permettendo ancora che vi sia l’odio razziale verso esseri umani dalla pelle scura.
Un America che paga per ascoltare una delle più belle voci mai esistite ma che non ha vergogna di relegare lontano dai suoi occhi un essere umano che ha appena smesso di cantare e che deve andare di là, lontano dalla sua vista, per non sentirsi offesa dalla sua presenza!

La voce della grande e ferita Billie,subirà dei cambiamnti nel corso degli anni. L’uso dell’alcool a detta di alcuni rovinerà la sua voce facendola diventare aspra e quasi roca.
Per me è l’inverso, la sua voce così profonda soprattutto negli ultimi anni acquisterà quella bellezza e quella intensità tale da trasmettere in pieno il dolore e la sofferenza che solo un anima GRAFFIATA dalle pene e dalle avversità della vita sa espimere.

Povera Billie, affascinante Lady Day con la tua gardenia bianca tra i capelli…..

Qui di seguito potrete leggere un inedito di Stefano Benni dedicato a Billie Holiday


LADY SINGS THE BLUES

Negra? Non si vede?
Cantante? Ascoltami e vedrai
Puttana? Sì, ho fatto anche quello
E bevo anche come quattro uomini
Non mi fai paura, ho suonato in posti peggiori di questo
In bar di cow boys nel sud dove mi sputavano addosso
In una città dove il giorno stesso avevano linciato un nero
A New Orleans dove un diavolo alla moda
Ogni sera mi regalava fiori di droga
E a Chicago mi innamorai di un trombettista sifilitico
E all’uscita del night mi hanno spaccato la bocca
Sotto la pioggia da una stazione all’altra
Lady sings the blues

Negra? Sì, ma ci sono abituata
Cantante? Canto come una gabbia di uccelli
Note gravi e alte, e tutto il repertorio
Posso svolazzare come quelle belle cantanti dei film
E poi posso piantarti una ballata nel cuore
Vuoi strange fruit? Vuoi midnight train?
Posso cantartela anche da ubriaca
O con un coltello nella schiena
O piena di whisky e altro, perché sono una santa
E il mio altare è nel fumo di questo palco
Dove Lady sings the blues

Negra? Negra e bellissima, amico
Cantante? Non so fare altro
Puttana? Beh sì ho fatto anche quello
E bevo come quattro uomini
Non toccarmi o ti graffio quella bella bianca faccia
Posate il bicchiere, aprite quel poco che avete di cuore
State zitti e ascoltate io canto
Come se fosse l’ultima volta
Fate silenzio, bastardi e inchinatevi
Lady sings the blues

E quando tornerete a casa dite
Ho sentito cantare un angelo
Con le ali di marmo e raso
Puzzava di whisky era negra puttana e malata
Dite il mio nome a tutti, non mi dimenticate
Sono la regina di un reame di stracci
Sono la voce del sole sui campi di cotone
Sono la voce nera piena di luce
Sono la lady che canta il blues
Ah, dimenticavo… e mi chiamo Billie
Billie Holiday

Stefano Benni

Grazie Lady Day

Billieultima modifica: 2008-04-18T07:00:00+02:00da guendalina.m
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8 pensieri su “Billie

  1. Ciao Guendalina. Grazie per il passaggio e per i commenti. Gli spilloni bastano, deve soffrire a lungo……
    E’ il mio sogno spazzolare il mio pucci e il mio bubi, è bellissimo prendersi cura delle persone (e animali) a cui vuoi bene!

    Complimenti per il post e complimenti per la citazione a Benni

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