La Storia si ripete ?

9888c848bada1e424a0f7cf6f755714d.jpgAvevo circa 15 anni e frequentavo le scuole superiori quando un insegnante mi chiese di aiutarla insieme ad altri ragazzi, a sistemare e rimettere in ordine la biblioteca della scuola.
Accettai volentieri e fu così che tra i tanti libri che maneggiai, uno catturò la mia attenzione in maniera particolare.
Copertina bianca, edizione Einaudi, collezione Gli Struzzi.
Titolo La Storia, autore Elsa Morante.
Al centro della copertina c’era un immagine che illustrava un uomo morto riverso a faccia in giù su un cumulo di macerie. Il colore di questa immagine era come filtrata da un velo rosso, rosso sangue.
Incuriosita chiesi il permesso di portarlo a casa con me…. E così fu!

A questo punto devo farvi una confessione:” Quel libro, signori cari, ce l’ho ancora con me!”
Ecco, ho rubato un libro, lo so non è stata un azione particolarmente edificante, però vi assicuro che per riparare alla malefatta, l’ho prestato tantissime volte, insomma ho fatto io da bibliotecaria.
Non ci sono riuscita a restituirlo, mi ci ero troppo affezionata .
Ora il suo aspetto non è certo dei migliori. Manca parte della copertina, i fogli sono un po’ ingialliti e c’è pure qualche macchia, ma ciò che ha dentro è sempre vivo e pronto ad una ennesima lettura.
Credo di averlo letto almeno quattro volte in tutti questi anni, ed ho sempre usato Lui, nonostante l’acquisto dell’edizione pubblicata e venduta dal quotidiano La Repubblica che quasi intonsa sta tra i libri esteticamente più belli in libreria.

Non so se vi è mai capitato di chiedervi quale fosse il libro che ha segnato per voi una specie di passaggio, o quale fosse quello da salvare se dovesse venire la fine del mondo.
Io ho la mia risposta.

Sono tanti gli elementi che me lo hanno reso così caro.
Trovo che questo libro sia innanzitutto intriso di tutto il dolore delle vittime delle guerre, vittime innocenti che pagano con la propria pelle le follie del mondo.
Due epigrafi anticipano la lettura del libro.
La prima frase di un sopravvissuto di Hiroshima recita:<<Non c’è parola, in nessun linguaggio umano, capace di consolare le cavie che non sanno il perché della loro morte>>
La seconda tratta dal vangelo di Luca dice <<…hai nascosto queste cose ai dotti e ai savi e le hai rivelate ai piccoli…perché così a te piacque>>

Le vicende narrate in questo libro sono ambientate a Roma, quartiere San Lorenzo, dove vive Ida Ramundo vedova Mancuso, maestra elementare e madre di Nino figlio scapestrato e irrequieto.
Iduzza, come la chiamava il suo papà calabrese è una donna sola e insicura. Dentro di se era rimasta ancora bambina e questo forse era dovuto alla sua incapacità e soprattutto paura di relazionarsi col mondo. Gli unici a non incuterle timore erano i suoi scolaretti.
Iduzza custodisce dentro di se un segreto, parte del sangue che scorre nelle sue vene è ebreo.

Anno 1941,in un freddo giorno di gennaio un giovane soldato tedesco di nome Gunther cammina da solo per il quartiere di San Lorenzo.
Il soldato si sente solo, le poche persone che incontra sul suo cammino evitano addirittura di incrociarne lo sguardo, nonostante i tedeschi fossero alleati, non erano ben visti da quelle parti.
Gunther pensa con nostalgia alla sua terra, e alla sua prostituta di Monaco.
Avrebbe voglia di trovare un bordello per racchiudersi in un nido di donna per sentirsi meno solo e più accolto, ma lì in quella città a lui sconosciuta l’impresa sembrava impossibile.
Si ritrova così in una osteria dove chiede del vino e alla reazione fredda distaccata e diffidente dell’oste reagisce facendosi coraggio con ciò che lui può mostrare meglio, la sua divisa e la sua arroganza.
Il vino intanto sortisce il suo effetto, giù nelle gambe e su nella testa.
Ha bisogno di riposarsi Gunther e quindi si avvicina ad un portone sperando di potersi riposare nell’androne.
Vede avvicinarsi una donna, è Iduzza che torna a casa con le borse della spesa, la prende, la trascina all’interno e qui fa pasto di lei che indifesa e terrorizzata subisce.

Nessuno sa, nessuno vede, nessuno sente e Iduzza aggiunge un nuovo segreto dentro di se: un bimbo.

La vita che nasce, ha gli occhi azzurri del giovane tedesco, ma lo sguardo duro e l’espressione paterna è completamente assente. La vita che nasce porta il nome di Useppe.

Useppe , vive nella casa di San Lorenzo, chiuso dentro, al riparo dagli sguardi della gente mentre Iduzza è al lavoro. Impara a gattonare per la casa e i suoi occhi non sanno cos’è la solitudine.
Useppe vive del suo mondo incantato, per lui tutte le cose sono avvolte da mistero e per questo sono fantastiche, come le stelle che presto imparerà a chiamare ttelle, e telle per lui saranno le fioche lampadine che illuminano la misera casa, ttelle le cipolle che la mamma appende in cucina. E poi a primavera ci saranno le dondini che volano in cielo e dondini saranno anche i poveri calzini stesi ad asciugare.
L’amore di Useppe è Nino, il fratellone che in una giornata di primavera decide che basta, la prigionia di Useppe deve aver fine e caricatoselo sulle spalle lo porta con se a zonzo per le strade, portandolo oltre quella porta il cui nome era per il bimbo:NO!
Per Useppe non c’è cosa più bella, con le manine aggrappate al fratello si bea dei colori e delle cose che gli corrono incontro fino all’arrivo , in un prato.
E lì, il suo sguardo diventa quasi impaurito nel vedere i tanti fili d’erba di un verde brillante, e gli alberi ricchi di foglie.
Useppe è felice, ma dentro di sé un grande male oscuro si annida, un male che ogni tanto riaffiora e lo lascia inerme senza forze, ogni volta più debole. E’ l’epilessia!

Passa il tempo e la guerra infuria, e un giorno una pioggia di fuoco colpisce il quartiere di San Lorenzo, lasciando dietro di sé morte e distruzione.
Iduzza è sfollata, deve abbandonare la sua casa distrutta, e quindi trova un’altra sistemazione anche se difficile e precaria, continua con affanno a garantire a suo figlio quel tanto che basta per farlo sopravvivere, arriva addirittura a rubare, mostrando un coraggio e una forza che solo le mamme nel momento del bisogno sanno avere.
Useppe continua la sua scoperta del mondo, però ora sua compagna di avventura è Bella, bellissima pastora bianca, amica di giochi e di avventure , fedele guardia del corpo.
Bella lo protegge come un angelo custode intesse con lui discorsi e intese, attenta spettatrice delle sue imprese sulla riva del Tevere. Lo protegge Bella, sa che il suo piccolo amico è debole e che un giorno avrà bisogno del suo soccorso, quando un nuovo ed ennesimo attacco lo lascerà sfinito e intontito sull’erba, sa che dovrà dilaniarsi nella scelta di restare lì accanto a lui aspettando che si desti o correre a perdifiato da Iduzza per annunciarle sgomenta e allarmata che il suo amico ha bisogno di aiuto.
Non c’è scampo al destino, tutto è già scritto, e tutto deve compiersi, Nino ragazzo irrequieto dopo l’ubriacatura folle del fascismo, si infiamma di nuova passione e abbraccia la causa partigiana per poi finire dopo la guerra morto ammazzato in un traffico di contrabbando.
Per Useppe non c’è più nulla da fare, nonostante le cure il suo fisico non regge più ai continui attacchi del male e così un giorno i suoi occhi azzurri non rivedranno più la luce del sole.
Iduzza sarà trovata lì, ai piedi del letto di Useppe con lo sguardo fisso nel vuoto, persa chissà dove, in quale realtà.
Bella da buona pastora continuerà a proteggere i suoi affetti evitando che chiunque si avvicini, e lo farà così bene che dovranno abbatterla per portare via il piccolo corpicino senza vita e la povera Iduzza che finirà i suoi giorni in un manicomio.

Ecco la storia si è compiuta! E come questa milioni di altre nel mondo si compiranno. Il dolore e la sofferenza accomuna tutti i poveri disperati, le storie sono tante ma unica è la Storia che li accomuna.
Una storia piccola nella STORIA grande, l’una nell’altra, e se la storia con la S maiuscola è una storia dolorosa e luttuosa anche l’altra storia, quella dei piccoli lo sarà , forse ancora di più.
Tra un capitolo e l’altro la scrittrice intesse un intreccio tra le due storie, intervallando il racconto della vita di questi personaggi alla cronaca di guerra di quel tempo.
E’ un lavoro di denuncia il suo, perché come riporta il libro in copertina e’
UNO SCANDALO CHE DURA DA DIECIMILA ANNI

 

La Storia si ripete ?ultima modifica: 2008-04-22T00:30:00+02:00da guendalina.m
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7 pensieri su “La Storia si ripete ?

  1. ……..e mica è detto che quelle “zoccole” li rivogliano indietro? :-))))

    Cara Carmè,
    lo so che il termine è volgare, ma con queste merdacce-fantozziane non si può essere fraticelli-scalzi.
    Un Abbraccione a Te da Artù.

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